
PRIMAVERA
190 x 130 cm, olio su tela 2026
Al centro della composizione, la figura della Primavera non è soltanto un’allegoria stagionale, ma diventa un dispositivo simbolico attraverso cui l’artista riflette sulla condizione contemporanea. Il mughetto, tradizionale emblema del ritorno della felicità, introduce un segno di rinascita all’interno di uno spazio ancora attraversato dall’ombra. Le due figure scure ai piedi della protagonista sembrano incarnare la tensione tra speranza e inquietudine, tra desiderio di rinnovamento e memoria dell’aridità lasciata dall’inverno.
L’opera si colloca così in un momento di passaggio, sospeso tra fine e inizio, trasformando la Primavera in una metafora della possibilità di rigenerazione. In questo senso la Primavera diventa una metafora del presente: un tempo incerto ma carico di possibilità, in cui lo spettatore è chiamato a riconoscere sé stesso. La scena pone allo spettatore una domanda aperta: la primavera porterà davvero nuovi fiori o resterà l’aridità lasciata dall’inverno?
Il soggetto e la sua interpretazione costituiscono un chiaro rimando alla classicità, ma allo stesso tempo vogliono proporre una riflessione contemporanea. L’opera non è collocata in un tempo storico definito: non appartiene né al passato né al futuro, ma intende rappresentare il qui e ora, la centralità del presente e dell’esperienza umana. In questo modo l’artista costruisce uno specchio metaforico per lo spettatore. I personaggi raffigurati non appartengono a un’epoca specifica: sono figure universali che rimandano direttamente alla nostra condizione, in un mondo consumabile abituato all’accessibilità, la primavera ci ricorda l’attesa; una stagione che nasce lentamente, e non si pone con forza, non la possiamo comandare né accelerare, ma solo aspettare sperando che porti il cambiamento di cui abbiamo bisogno. Perciò lo spettatore e i soggetti rappresentati condividono la stessa inquietudine, la stessa attesa e la stessa speranza.

L’ORA
120 x 80 cm, olio su tela 2026
Quest’opera nasce da una riflessione sulla condizione umana di fronte al tempo, una forza silenziosa e inesorabile che accompagna ogni esistenza. Il tempo scorre incessantemente, indipendentemente dalla nostra volontà, e nel suo passaggio lascia tracce profonde nella nostra coscienza.
La figura rappresentata è inginocchiata in un angolo oscuro, in una postura che esprime consapevolezza e resa. È il momento in cui l’individuo comprende la propria impotenza di fronte allo scorrere del tempo: non è possibile fermarlo né tornare indietro.
L’orologio segna le 19:30, un riferimento simbolico al tramonto. Nella tradizione letteraria e iconografica il tramonto rappresenta la fase finale della vita, il momento in cui la luce si affievolisce e la giornata volge al termine.
Tuttavia, una lama di luce attraversa la scena introducendo un elemento ambivalente. Da un lato il braccio appoggiato esprime stanchezza e disperazione; dall’altro la mano illuminata sembra protendersi verso la luce, come se cercasse ancora una possibilità, una speranza di recuperare il tempo perduto.
L’opera vive dunque in questa tensione: tra rassegnazione e desiderio, tra la consapevolezza dell’irreversibilità del tempo e la necessità profondamente umana di credere che possa esistere ancora uno spazio per cambiare, per agire, per trovare un nuovo significato.